Dominick Salvatore

 12 Novembre 2011

 

A COLLOQUIO CON DOMINICK SALVATORE

L'economia perduta

 

di ANNA MARIA SANTORO


 

La Cinquecento; la TV; le ferie al mare; l'Italia del benessere. Era il tempo in cui “Vestivamo alla marinara” scriveva Susanna Agnelli e l'espansione economica, rapida, appariva perfino lontana dalle previsioni del 1954 di Ezio Vanoni.

Eppure la crescita successiva al dopoguerra trasformava, improvvisa, la vita degli italiani.

Sfogliando “Cosa tiene accese le stelle” di Mario Calabresi: “Una sera del 1955 mia nonna riconquistò la libertà”. Costretta a lavare a mano montagne di pannolini e di lenzuola ogni santo giorno, la nonna di Calabresi aveva riconquistato un po' di tempo per sé semplicemente per aver comprato una lavatrice; sollevando la scatola del detersivo Persil, “indicava l'ingresso dell'acqua calda ...”.

Era il miracolo economico.

Il miracolo del Sorpasso; della Lambretta; del Cantagiro di Ezio Radaelli; di Carosello; di guantiere di bignè dopo la Messa; pranzi domenicali con gli antipasti e piccoli transistor con il ronzio di Tutto il calcio, minuto per minuto; famiglie tranquille, come quella della Via Gluck o di Dominick Salvatore: <Mio nonno era Domenico Salvatore. Sono nato in Italia e sono orgoglioso. Perché?! Perché l'Italia ha una grande cultura, benché impieghi la sua ingegnosità per colmare le falle, invece di guardare con lungimiranza come è accaduto negli anni Cinquanta>. Americano d'adozione, non dimentica le sue origini; è a Villa Santa Maria che ha vissuto la sua infanzia, in un antico borgo d'Abruzzo dove il Sangro s'increspa sopra ai sassi.

Docente di Economia alla Fordham University di New York e professore ordinario alla Shanghai Finance, l'incontro con lui non è casuale, per ascoltare anche la voce di chi, lontano dai modelli orientati ai microsistemi, sostiene l'euro.

E' consulente delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Non può, per convenzioni e forma mentis, accondiscendere ad un ritorno alla lira <sarebbe interessante ma non fattibile. La moneta interna si deprezzerebbe molto rispetto a quella unica e i mercati non l'accetterebbero. Certo, l'Argentina è uscita dal dollaro, ha dichiarato bancarotta, ha svalutato il “peso”, ha sofferto per due-tre anni e poi è tornata a crescere. E' questo che vogliamo?

La Francia e la Germania non hanno alcun interesse che l'Italia cada e potrebbe non succedere se la BCE comprasse tutti i nostri titoli in scadenza>, sarebbe a dire: nel 2012 l'Italia deve rifinanziare più di 300miliardi di euro. <Se il mercato privato non acquista, e in questo caso il tasso d'interesse dovrebbe arrivare al 25%, la BCE dovrebbe entrare e acquisire. I tedeschi non vorranno ma vorranno ancora meno che, non facendolo, tutto l'euro cada, insieme alle loro banche. Ciò non toglie che dobbiamo fare le riforme.

L'Italia è entrata nell'euro a un valore troppo elevato>.

Dominick Salvatore ha studiato oltreoceano, con l'impavida fierezza ereditata dalla terra natia. <Oggi il nostro Paese non cresce; ma nemmeno gli altri crescono!>.

Un breve excursus: nel 2009 il PIL degli Stati Uniti diminuisce del 3,5%; nel 2010 c'è una piccola ripresa ma senza il recupero di tutte le perdite. Nell'Eurozona la recessione è ancora più profonda; in Germania, <la grande Germania!>, nel 2009 è del -5,1%. <Secondo le previsioni del 2012, Francia e Germania cresceranno 0,2 e 0,3, quindi avremo buona compagnia. Questo ci consola ma non ci aiuta.

Nel primo trimestre del 2009 le importazioni “World Trade” diminuiscono del 9%. Queste importazioni sono in gran parte esportazioni dei paesi emergenti>. Gli investimenti dei Paesi avanzati in quelli emergenti del G20 subiscono un picco verso il basso e la crisi si estende anche a loro. <Dicono che i dati parlano da soli ma i dati non parlano da soli; bisogna capire cosa indicano. Prendiamo come esempio la previsione di crescita della Cina, del 9% nel 2012. Ebbene, una crescita del 6% in Cina è come una crescita zero in Italia perché, il partito comunista lo sa, ci sono 400-500milioni di persone che vivono ancora in un'economia di sussistenza, quindi c'è necessità di una crescita di 6 punti solo per compensare questa condizione. Una previsione del 9%, dunque, equivale a un 3%. Non è poco ma non è il 9%!>

Tornando all'Occidente, <A luglio del 2008 Trichet ha aumentato i tassi d'interesse dicendo che l'Europa avrebbe evitato la crisi. Pensava che il problema fosse l'inflazione e non la recessione. Sapevamo che non era così. Ad aprile del 2011 diceva “la crisi è finita”; ha aumentato i tassi ma poi si è accorto dell'errore. Quindi, avrebbe dovuto ridurli ad agosto ma, se lo avesse fatto, avrebbe dimostrato che aveva sbagliato di grosso prima. Ha lasciato questo compito a Draghi che li ha ridotti di un quarto di punto, che non risolve nulla>.

C'è poi il problema del valore. <La moneta cinese è sottovalutata rispetto al dollaro del 25,30%; il dollaro è sottovalutato rispetto all'euro del 10,15%, che significa che l'euro è sopravvalutato rispetto allo Yuan Renminbi di 40-50%; è come se le imprese europee pagassero un'imposta sulle loro esportazioni di 40% e imponessero un sussidio alle importazioni di 40%, che significa meno produzione per le esportazioni. Di chi è la colpa?! E' nostra. Io incolpo l'Italia, incolpo l'Europa. La globalizzazione ci permette di importare beni però noi non produciamo più, invece dovremmo trovare un equilibrio tra l'acquisto di prodotti a buon prezzo e la creazione di posti di lavoro. Stiamo perdendo i benefici delle nostre tecnologie; in Occidente facciamo le innovazioni e in Oriente le producono, l'airbag ne è un esempio. Vogliamo un'economia aperta. Ma non così aperta! Nel prossimo decennio la Cina dovrà avere cinquemila nuovi aerei e sta giocando al rialzo con Aibus e Boing per farsi insegnare a costruirli. Ma è possibile questo?

Fare l'economista è difficile. Io sono a favore dell'euro ma occorrono una politica fiscale comune e un senso di comunità che non c'è. I francesi, per esempio, costruiscono le centrali atomiche ai nostri confini. Loro hanno l'energia a basso costo ma se ci fosse qualche problema, lo condivideremmo.

E no!>

 

 Pubblicato sul mensile Il Borghese a Gennaio 2012

 

 

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