Festival della Filosofia 2017

Settembre 2018

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA 2017

Modena Carpi e Sassuolo

ARTI


di Anna Maria Santoro



Il Festival della Filosofia scrive la storia del sapere come ogni anno, alle soglie dell’autunno, con un significato che avanza conquistando quanti accorrono ad ascoltare parole di saggezza, non imbrigliate nel tempo né nello spazio.


Arrivare a Modena, Carpi e Sassuolo, i tre luoghi deputati per tre giorni di metà settembre a conversazioni che hanno come unico scopo il tentativo di comprendere, significa entrare a far parte di un paesaggio che si apre alla vista come un quadro dove la linea dell’orizzonte coincide con l’orizzonte, richiamando il tema di quest’anno: Arti.




Arti sono le forme del creare, sono le tecniche, sono semantica del fare e del lavoro, rappresentate nel manifesto ufficiale con l’immagine della Mano di Dio scolpita da Rodin che struttura la materia, ma che impone anche la morte. 

  

 Alzando lo sguardo, il nero di una nuvola incombe. Si sfrangia. Si rischiara come i cieli dipinti dai fiamminghi: l’Arte è il nostro grazie al mondo e alla vita, scriveva Simmel.







Fa freddo ma non importa. Migliaia di persone, con una maglia in più sopra alle spalle e un ombrello in mano, attraversano le vie delle tre città. Si procede a frotte tra bancarelle di libri e biciclette, col desiderio di fabbricarsi una vita che non sia un inganno. Lunghe file di transenne delimitano gli spazi deputati alle disamine in lingue differenti: a Carpi, Marie José Mondzain parla di Arte nell’industria dello spettacolo, a Sassuolo Pietro Montani di Installazioni mentre a Modena la Lezione Magistrale è tenuta da Massimo Recalcati: abito scuro, barba appena accennata e incedere riservato, parla dell’opera come mistero, con un inconscio proprio. 

Arte è conoscenza

E' creatività, 

che nell’analisi di Bodei non sfugge a regole di produzione. 


Arte è costruzione di forme urbane che incarnano paesaggi essenziali di relazioni umane: nel suo discorso in italiano, Francisco Jarauta mescola con audacia parole in lingua iberica, in una sequenza di immagini architettoniche tratte da Lorenzetti e Mantegna, da Bramante e Palladio, indulgendo a riflessioni sulla Città Ideale di Tommaso Moro e sulla Torre di Babele.



Il brutto tempo rende difficili le letture dei classici all'aperto, e la visione di film, mostre e performance il primo giorno. 



Modena ore 23: mentre scorrono le immagini dell’Eterno incanto di Venere da Prassitele a Modigliani, s’ode lo scroscio di un temporale. Pare finisca il mondo. Corrado Augias s’interrompe; indugia: Siete spaventati? Ci fermiamo?  

  

Il giorno dopo, mentre il sole trabocca d’illusione, si può scegliere tra Casati, Heinich, Coccia e Cucinelli a Carpi, Miller, Natoli, Cacciari e Mordacci a Sassuolo, oppure Jaeggi, Massini, Maraniello, Clifford e Severino a Modena.


Rahel Jaeggi arriva da Berlino. Esponente dell’ultima generazione della Scuola di Francoforte, relaziona in inglese sull’Arte come lavoro, non riducibile a semplici azioni strumentali, ma carico di significati e riconoscimenti identitari. Sorride, e si sorprende della piazza che è gremita: Non ho mai visto una filosofia così comunitaria e condivisa!



Per riposarsi un po’, ci s’infila in qualche ristorante con la cucina filosofica che evoca il gusto del neoclassico, dell’arte povera e del divisionismo: nell’Etica Nicomachea ogni bene è opera di un’arte, e il cibo è un bene!

C’è anche la Street art, con Eron arrampicato sui ponteggi: lavora su una parete di Palazzo Santa Chiara a Modena.

E’ possibile visitare qualche atelier: al civico 68 di via Torre a Modena, c’è lo studio Wainer Vaccari; è un’ampia sala con tele e colori dappertutto e un vago odore di trementina. Ci si compiace in quella calma che si vorrebbe propria.   


Quando la sera, a Sassuolo, sul palco di piazza Garibaldi fa il suo ingresso Alessandro Bergonzoni per argomentare su Arte lesa, la folla occupa gli spazi anche al di là delle transenne. Inizia con giochi di parole: Fare a meno. Fare ameno. Premi oscar. Premi spingi! Oscar! Voglio fare una mostra, tutto a un tratto. Tutto ha un tratto! La vorrei fare solo di chiodi, ma, chi odi? Capelli bianchi molto lunghi, pare un pazzo squinternato e delirante e invece tocca, in un crescendo di emozioni, argomenti su degrado e corruzione. 


Contemporaneamente, ma a Modena, Nicola Piovani racconta la sua vita musicale. Quando si siede al pianoforte inizia a piovere. Suona lo stesso. Accorrono a coprirlo.

Il terzo e ultimo giorno ritorna pallido il sole. Sulla via Emilia Jarauta e Augé passeggiano conversando.


Deyan Sudjic, direttore del Design Museum di Londra, parla del lusso che incarna i paradossi, rispondendo a esigenze che talvolta oltrepassano i codici sociali. E poi Jaean-Luc Nancy, Agnès Giard, Umberto Galimberti, Carlo Sini; e Michela Marzano sui canoni estetici, imposti al corpo. Cinquantadue sono i filosofi relatori.


Mancano, quest’anno, Zygmunt Bauman e Stefano Rodotà.  


     

Zygmunt Bauman                                                                  Stefano Rodotà        

Poznań 19 novembre 1925 – Leeds 9 gennaio 2017            Cosenza 30 maggio 1933 – Roma 23 giugno 2017


Pubblicato sul mensile Il Borghese, numero di novembre 2017



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