Gianni Golfera

 Febbraio 2009 

INCONTRO CON GIANNI GOLFERA

LA MEMORIA INFINITA IN CIASCUNO DI NOI

di Anna Maria Santoro

 

 

Alessandra conosce Mario. Vuole dargli il suo numero di telefono.

 

Mario, però, non ha la penna.

 

329.60.66.524” E allora immagina:

 

 Alessandra indossa un giubbotto di nappa marrone mentre dipinge la bozza di un quadro da cui esce Babbo Natale. Babbo Natale si toglie la maschera e, in realtà, si tratta di un ragazzo di colore con un vestito fucsia”.

Follia allo stato puro.

No.

Sono frasi e parole-chiave per conversioni numeriche; una tecnica per ricordare con il “Metogo Golfera”; un groviglio di oggetti, persone e colori legati senza logica apparente, che permette di memorizzare le informazioni attraverso processi di codifica e decodifica: cifre, nomi, poesie e trattati; perfino lingue straniere, formule chimiche, passi di danza e articoli di Legge.

 

GIANNI GOLFERA

 

Afferma di poter ripetere alla lettera 261 libri e ricordare 10.000 cifre, anche in ordine inverso. E' stato definito “L'uomo con più memoria al mondo”.

Nel 2002 un gruppo di studiosi dell'Università San Raffaele di Milano analizza le sue capacità, per capire se esse derivino da geni straordinari o se, come lui stesso sostiene, siano semplicemente frutto di un metodo; propendono per la seconda ipotesi.

 

 

  

Nel 2008 va alla NASA per l'esperimento “Zero-G Memory”, ovvero: testare l'efficacia delle sue tecniche, in condizioni estreme e in assenza di gravità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I “Networks” televisivi se lo contendono: “Superquark”, “Maurizio Costanzo Show”, “Check Up”, “Uno Mattina”, “Elisir”, “TG Leonardo”, “7 Giorni al Parlamento”, “Lucignolo”, “I Fatti Vostri” per dimostrazioni spettacolari che lo vedono, spesso bendato, sciorinare serie infinite di numeri appena letti.

Faccia da bravo ragazzo, 31 anni, sposato con due figli. Vive a Lugo di Romagna dove è nato. “La mia preoccupazione per la memoria inizia in seconda media, perché non riuscivo a ricordare una poesia.”

Scoraggiato, senza alcuna prospettiva di conseguire il diploma, pensa ai suoi possibili mestieri futuri: “allevatore di maiali, addetto agli spurghi, operaio agricolo oppure operatore per lo smaltimento dei rifiuti;” ma il giorno del suo 12° compleanno, il 15 luglio del 1989, accade qualcosa: un professore amico di famiglia gli regala il “De Umbris Idearum”, l'opera filosofica nella quale Giordano Bruno, dopo la trattazione sulla percezione delle immagini della realtà e sull'ordine dell'universo, nella terza parte argomenta sull'arte della memoria; il testo però è in latino e le sue conoscenze, ancora scarse, non gli consentono di comprenderne pienamente il significato. Con il guadagno del suo primo lavoro estivo in campagna, due milioni e mezzo di lire, paga la traduzione. E' solo l'inizio. Si immerge in altre letture e studia le capacità mnemoniche di molti grandi personaggi: Simonide di Ceo, Cicerone, Gaio Plinio Secondo, Pico della Mirandola, Matteo Ricci, Cesare, Napoleone; comincia ad elaborare un metodo personale e si iscrive al liceo scientifico con l'obiettivo, ora se ne sente capace, di seguire la tradizione di famiglia: fare il pilota come suo padre e suo nonno. Il brevetto lo prende in tempi da record, al quarto liceo. Per un po' vola; poi torna con i piedi per terra per dedicarsi esclusivamente alla ricerca. Molti personaggi – racconta - hanno acquisito tecniche di memorizzazione senza mai divulgarle; Napoleone, ad esempio, non ha mai rivelato le sue strategie di apprendimento; al contrario, penso che condividere le proprie possibilità con gli altri sia bello, perché se uno è bravo rimane bravo; non diventa meno bravo perché insegna a qualcun altro a diventare bravo. Penso che la condivisione sia un dovere morale, ma anche un piacere. Può darsi che tra 100 o 200 anni si parli ancora del Metodo Golfera, o che qualche libreria abbia un mio libro. Vorrei che ne rimanesse un segno tangibile nel tempo, utile per qualcuno. Se questo viene meno, se nulla è fatto in tal senso, allora si è vissuto per niente: per fare il fenomeno, sì, ma senza che questa cosa abbia portato benefici a nessuno se non a sé".

Parla poi della sua casa a Lugo: “a 30 km da Ravenna e a 60 da Bologna” un appartamento con pareti coloratissime: arancione, giallo, azzurro e rosso che richiamano il sole anche quando il sole non c'è: “perché il colore è entusiasmo”.

L'episodio più bello dell'infanzia: il primo volo a otto mesi: “talmente carico di emozioni che ancora oggi me lo ricordo: stavo in braccio a mia madre, in aeroplano, e guidava mio padre.”

Il padre, Andrea, lo conoscevano tutti: il pilota del canadair precipitato in Abruzzo il 23 luglio del 2007, durante lo spegnimento di un incendio.

 

A Civitaretenga gli hanno intitolato una piazza; ad Acciano eretto un monumento: “Una missione pericolosa, ma lui è andato lo stesso. Ha salvato un paese e non è più tornato.”

Aveva 51 anni: “Un carattere straordinario; sempre contento; io invece sono quasi sempre “incassato”!”

 

 

Parla con l'accento romagnolo sostituendo la zeta con la esse.

Due anni fa ha rinnovato il suo brevetto all'aeroporto di Pescara.

 

L'esistenza? “E' considerare solo ciò che abbiamo oggi. Adesso”.

Agnostico: “Credevo nella metempsicosi ma ho avuto un ripensamento: l'idea che in una vita precedente io possa essere stato, che so, un miserabile accattone, non mi piace per niente.” Ride.

Parla del dolore come “ciò che non vuoi” e del piacere: “che è quello che vuoi.”

Scherza: “Come si fa a distinguere l'Emilia dalla Romagna? In Emilia se chiedi da bere ti danno dell'acqua; in Romagna se chiedi da bere ti danno del vino.”

E racconta della NASA e degli esperimenti per verificare le sue tecniche di ricordare anche in assenza di gravità -  “una sensazione che, boh, non ti rendi conto di essere in assenza di gravità!”

E dell'esperienza nell'acceleratore: “Lì frulli a una “velosità passesca”, solo che io dovevo scrivere e non ho avuto il tempo di godermela!”

 

 

Con naturalezza: “La memoria non ha limiti. Tutti sono potenzialmente in grado di raggiungere il mio livello, basta sapere come.

Innanzitutto è necessario comprendere l'E.M.A.I.C.E.”

 

Gianni Golfera non è affetto da nessuna di quelle patologie associate a capacità mnestiche stupefacenti, come nella sindrome di Savant o altre forme di autismo dove, raramente, gli individui sono in grado di spiegare i meccanismi alla base delle loro performance.

L'E.M.A.I.C.E., ovvero “emaicenedimenticheremo”, è un acronimo che sta per Emozione

Movimento

Associazione Inconsueta

Coinvolgimento Emotivo.

 

Lo spiega nel suo ultimo libro “Più memoria”, edito da NLP ITALY . Semplificando al massimo: ciò che deve essere ricordato, senza mai perdere di vista le 4 caratteristiche dell'E.M.A.I.C.E, va associato a oggetti da collegare tra loro e collocare in luoghi mentali che rimandano a veri spazi fisici, come le stanze di casa ad esempio, secondo un percorso definito a priori e in senso orario.

 

 

Il suo desiderio: che il Metodo Golfera sia insegnato nelle scuole.

 

Il piatto preferito: cappelletti in brodo e pollo fritto che a ogni compleanno si fa preparare dalla nonna.

 

Alcune testimonianze

Antonio Reginelli di Ortona, 42 anni, agente di commercio, oggi in grado di ricordare i nomi di tutti i clienti dell'azienda per la quale lavora: “Gianni è un ragazzo di cuore: se hai bisogno di aiuto si fa in quattro”. Il 12 luglio del 2008 Reginelli partecipa a “Incredibile” su Rai Uno: “Facevo l'uomo calendario: mi davano delle date e io dicevo il giorno della settimana.”

Oppure Ricardo Paciocco, ex calciatore del Milan agli inizi degli anni '80, nonché del Lecce, Torino, Pisa, Reggina. Ha 48 anni e vive a Vacri. Fa l'operatore sportivo: “Come si può non essere amico di Gianni? Ho fatto il suo corso con lui nel 2006. Perché?! Per imparare a ricordare i nomi di tutti i giocatori e dirigenti di società ogni anno diversi: questo consente di stabilire un rapporto di fiducia.”

Poi ancora Bruno D'Alfonso, Carabiniere a Chieti. Ha 44 anni e vive a Montesilvano. Ha frequentato il corso solo per curiosità, ma non gli dispiace rispolverare le tecniche apprese quando ha necessità di ricordare numeri di telefono.

Rosanna Carosa de L'Aquila; interessata allo shiatsu, ha semplicemente voluto approfondire il rapporto tra mente e corpo.

Vincenzo D'Onofrio, medico, lavora a Ortona: “ho frequentato il suo corso solo perché spinto dalla curiosità, ma devo riconoscere che ora non mi dispiace fare la figura del “fenomeno” con i miei amici quando riesco a ripetere a memoria centinaia di numeri.”.


 

Pubblicato a Febbraio 2009 “Il Giornale della Frentania”


 

Video tratto da RAINEWS 24 sulla morte di Andrea Golfera, padre di Gianni

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