Sabatini e Mogol Mi ritorni in mente italiano

Novembre 2009 

A COLLOQUIO CON FRANCESCO SABATINI E MOGOL 

MI RITORNI IN MENTE, ITALIANO

di Anna Maria Santoro

 

<Quattro pasticci a foggia di gerla, … fagiani adornati colle medesime loro penne ... latte buono … fragole delle montagne di Pistoia>: è il menu dello stravizzo dell'Accademia della Crusca del 24 settembre 1656; oggi si chiamerebbe <La prova del cuoco>, pur non dimenticando la <Galleria delle pietanze> che Mario Soldati presentava nelle storiche inchieste RAI del 1957 <Alla ricerca dei cibi genuini.>

Nelle soddisfazioni del palato i codici non verbali appaiono intatti ma è nella pragmatica della comunicazione che tutto, oggi, è mutato, affermandosi una nuova filosofia del linguaggio, una moltitudine di nomi, neologismi e stringhe linguistiche, che Steven Pinker definisce <cultura dove ogni individuo è insieme produttore e consumatore di significati>.

TV, computer e telefonini, simboli di fragilità inquiete che si rincorrono, impongono sorprendenti espressioni verbali.

<Tvb>, <c6>, <tt>, <cmq>; <xchè>, <=:->, <:)))> schizzano nell'etere come un nuovo alfabeto morse: forme e segni che inducono adolescenti poco zelanti a pronunciare <Nino Bipèrio> al posto di <Nino Bixio>.

<Di per sé le espressioni nuove del linguaggio non sono negative>: Francesco Sabatini è acuto osservatore; sotto la sua presidenza, dal 2000 al 2008, l'Accademia della Crusca ha attuato un vasto programma di ricerca e documentazione informatica nel campo della storia e dell'uso attuale della lingua italiana. <Quando i ragazzi scrivono con formule strane, che male c'è? La scrittura abbreviata è sempre esistita; nel Medioevo era diffusissima; risponde a necessità di tempo e di spazio. Facciamoli divertire ma, attenzione, educhiamoli anche ad esprimersi.>

Nel novembre 2007 l'Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione incarica l'Accademia della Crusca di rilevare il livello di padronanza dell'italiano scritto dei candidati che affrontano l'esame di maturità. Le conclusioni vengono pubblicate nel 2008 da Francesco Sabatini su <La Crusca per voi>, che lui stesso dirige, nell'articolo <Una politica per l'italiano: dall'università alla scuola>: <Solo il 42% ottiene un voto che va dalla sufficienza in su mentre, com'è noto, le Commissioni d'esame licenziano, ogni anno, il 98% degli esaminati.>

Le televisioni, pubbliche e private, sembrano dimentiche dell'Ode di Giuseppe Giusti, che nel raccomandare agli accademici di distinguere, per la quinta edizione del Vocabolario, le buone parole da quelle cattive, consigliava di fare come il fornaio: < … ché non faccia il pane/ nero che si lievita e si spiana/ per la gente grossolana,/ che avvezzatasi ogni giorno/ a servirsi d'ogni forno,/ non distingue il pan dai sassi>, di conseguenza esplode un fiume di inesattezze che si confermano nell'italiano colloquiale: l'uso di <piuttosto che>, che indica la non preferenza di un'alternativa, invece di <oppure>, è ormai diventata una norma: <Se vuoi l'arancia “piuttosto che” l'uva, significa che hai già scartato l'uva. Se invece vuoi mettere tutte e due le cose sullo stesso piano, allora devi dire “oppure”> si tratta di un errore diffusissimo <con confusioni indicibili.>

C'è poi la proposta dei parlamentari leghisti: <La scuola insegni il dialetto.>

<Un'operazione impossibile, improduttiva e costosa: il dialetto s'impara ma non si insegna. Tutt'altra cosa, invece, è far comprenderne il valore culturale.

La lingua definisce e fissa le sensazioni che proviamo e i concetti che elaboriamo nel vivere; esprime una particolare visione delle cose, piccole o grandi che siano.>

Dalle osservazioni di Sabatini alle canzoni degli anni Sessanta e Settanta di Mogol il passo è breve.

Nel 2004, in un Convegno organizzato a Sanremo dall'Associazione per la Storia della Lingua Italiana, Paolo Fabbri, Vittorio Coletti, Fabrizio Frasnedi, Ilaria Bonomi, Fabio Rossi, Luca Serianni evidenziano come la musica sia vista come <poesia di massa>, attribuendo alla canzone una potenzialità di diffusione irraggiungibile per la letteratura.

Nel 1992 Mogol fonda il CET ad Avigliano Umbro dove è insegnata la <Comunicazione>, approfondendone l'aspetto artistico. Il luogo è isolato, difficile da raggiungere; la strada si inerpica sul crinale di un colle in mezzo a cipressi, ulivi, arbusti, ginestre, viti a filari. Fieno tagliato e balle rettangolari accatastate sui campi. E un cimitero di campagna di fronte a una distesa di pini. E' il vedere la pietra delle case, quell'architettura scarna e severa, che fa capire che ci si trova in Umbria. Non gli orribili intonaci. La terra rossa ai lati sembra il suolo di Marte. E' lì che vive.

Il suo ultimo capolavoro Mogol l'ha scritto con Gianni Bella; sarà presentato nel 2010: un'opera lirica ispirata alla <Storia di una Capinera> di Giovanni Verga, scritta per un'orchestra di 94 elementi. L'overture è cantata da Michele Pertusi. Incisa con l'orchestra sinfonica di Londra e l'Orchestra del Teatro Regio di Parma. L'arrangiatore è Geoff Wesley, lo stesso di <Una Donna per amico.>

Le sue canzoni le scrive di getto: <Ascolto la musica e nasce il testo. La suggestione che provocano i suoni mi riporta a una situazione, a un ricordo.

Io non distinguo poesia accademica e non accademica. Io distinguo la poesia bella dalla poesia brutta.

Il testo di una canzone può essere messo tranquillamente in un florilegio. Il giudizio accademico non è sovrano; è sovrano il valore attribuito dal pubblico nel tempo, come la musica di Mozart: è universale, il pubblico l'ha riconosciuta tale.

Le canzoni influiscono sull'uso della lingua italiana, vengono riprese per titoli di articoli, si imparano a memoria; possono migliorare o peggiorare la cultura della massa: la parola <uggiosa> non era normalmente usata ma scrivendo <Una giornata uggiosa>, l'abbiamo riportata di moda>; le canzoni possono anche cambiarci, come la Letteratura, con interrogativi sul vivere quotidiano, sull'intimità del dolore; come quando, ad esempio, ci domandiamo perché <quando cade la tristezza in fondo al cuore, come la neve, non fa rumore.>

Pubblicato su <Il Borghese> Novembre 2009

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