Neïl Beloufa

Digital Mourning 

Pirelli HangarBicocca, Milano 

dal 1 febbraio 2021 al 9 gennai 2022 

a cura Roberta tenconi


Articolo di Anna Maria Santoro



 Pirelli HangarBicocca è nella zona a nord-est di Milano. Un tempo sede di officine e industrie, dopo il riassetto urbanistico dell’intero quartiere, è oggi un luogo riservato all’arte. I suoi spazi espositivi, con lo «Shed», il «Cubo» e le «Navate», conservano l’amore per la bellezza, e con un salto fuori da ogni logica improvvisano nell’uomo quella passione che nell’ambiguità etimologica del πάθος può diventare pazienza e sofferenza insieme. Perché l’arte è anche questo: è tentativo di esplorare le parti dell’Es altrimenti inaccessibili. 

Vi sono opere in mostra permanente, come la grande installazione di Anselm Kiefer dal titolo evocativo «Sette Palazzi Celesti», con torri alte fino a diciotto metri, oppure «Efêmero», il murale sulla parete esterna del «Cubo» sulla quale due artisti brasiliani, Osgemeos, nel 2016 hanno dipinto un giovane aggrappato all’ultimo vagone di una metro richiamando alla memoria le carrozze dei treni che qui venivano costruite un tempo, ma richiamando, anche, la vicina rete ferroviaria che corre lì di fianco. Guardando le due opere, si ha l’idea di un Paradiso che riesce a colmare la solitudine, e di un viaggio dove è possibile impossessarsi di lezioni di gioia accontentandosi di molto poco.





Ma ci sono, all’HangarBicocca, anche mostre temporanee come quella allestita nello spazio «Shed» e curata da Roberta Tenconi. E’ una complessa installazione architettonica multimediale di Neïl Beloufa il cui titolo, «Digital Mourning», rimanda alla scissione tra la vita e l’artificio che oggi, come non mai, in tempi di pandemia s’infila in una società che vede il digitale come salvezza favolosa e come morte.



Neïl Beloufa ha trentacinque anni. Franco-algerino, è nato e vive a Parigi. Ha studiato all’École nationale supérieure des beaux-arts e all’École nationale supérieure des arts décoratifs. Ha frequentato la Cooper Union di New York e corsi d’arte a Valenza e Los Angeles approfondendo lo studio del cinema a Tourcoing.

Non è la prima volta che espone in Italia: era già stato alla Biennale di Venezia nel 2013 e nel 2019. Nel 2019 aveva presentato all’Arsenale della Serenissima “Global Agreement”, una serie di video con interviste condotte via Skype a giovani soldati da lui stesso scelti sui social media, mentre, nel Padiglione Centrale dei Giardini, aveva messo in mostra «Pre-Post 1» e «Pre-post 2», sculture a forma di lapidi costruite con materiali di riciclo quali detriti di cemento, cartoni usati o luci a led, per simulare il cimitero di una società troppo consumistica.


A Milano, come in passato a Venezia oppure a Tokyo, Francoforte, New York, Los Angeles o Londra, l’artista unisce filmati a installazioni e immagini a suoni, per proseguire il suo discorso profetico e creativo su finzioni e fatti su una Terra che avrebbe bisogno di silenzio.





Sono esposte opere come «Kempinski» del 2007: è un filmato di quattordici minuti girato in Africa a Bamako. Inizia con un forte suono che via via si unisce al canto sottile delle cicale, e in cui si alternano monologhi di personaggi la cui pelle, nera, si confonde con il nero della notte in cui unica fonte di luce è un tubo fluorescente impugnato come un’arma: essi parlano del futuro prefigurando rapporti d’amore telepatici, viaggi interspaziali e dialoghi con le stelle, con gli animali e con le cose, ma lo fanno utilizzando verbi al presente sicché, all’inizio, si rimane disorientati non comprendendone immediatamente il senso.

Del 2005 è «World domination», un video proiettato su un muro mobile di mattoni che mostra scene attorno a tavoli diplomatici, con posizioni di potere da difendere al punto da sfociare in possibili dichiarazione di guerra.


Del 2018 è invece «People’s Passion, transparency, mobility, all surrounded by water»: è un’installazione nella quale l’artista ha inserito un video del 2011, «In people's passion, lifestyle, beautiful wine, gigantic glass towers, all surrounded by water», con una serie di interviste ad abitanti di un complesso residenziale del Nord America che esibiscono il loro stile di vita, artificiale, immersi in un benessere che ha tracce, solo effimere, dei prodigi della natura.


La mostra prosegue con “La morale de l’histoire” del 2019, un’opera multimediale sulla storia di un cammello e alcune volpi che costruiscono un muro per ripararsi, ma lo fanno con le pietre sottratte alle formiche.



Come la vita e la morte, come il vero e la menzogna, le opere di Neïl Beloufa si accendono e si spengono; e tra le luci c’è «Screen Talk» del 2020: è una rapida serie web su trasmissioni di informazioni in un mondo colpito da una pandemia, che rimanda a un videogioco con Fake News, Info, Credits e quiz. L’opera nasce dalla trasformazione di un vecchio video del 2014, «Home is whenever I’m with you», su un virus respiratorio concepito, allora, come pura finzione, senza immaginarne una possibile analogia con quella che, oggi, è la nostra vita kafkiana quotidiana. 



Pubblicato sul mensile Il Borghese, numero di aprile 2021


 Le foto pubblicate in questa pagina, ad eccezione di "Efêmero"  che è stata scattata da Anna Maria Santoro il 15 maggio 2016,  sono state tratte dalla cartella stampa dell'Ufficio Stampa. Nell'ordine:


Neïl Beloufa, Kempinski, 2016, Installazione multimediale; video Kempinski, 2007, 13 min (Courtesy Bad Manners, Parigi / Miami /Ibiza), Veduta dell'installazione, Kunstmuseum Luzern, 2017, Courtesy l’artista, Balice Hertling, Parigi, François Ghebaly, Los Angeles, Mendes Wood DM e ZERO…, Milano, Foto: Jonathan Muzikar


Osgemeos, Efêmero, 2016, murale sulla parete esterna del «Cubo» di Pirelli HangarBicocca, foto di Anna Maria Santoro del 15 maggio 2016 


Neïl Beloufa, Ritratto Foto: © Nanda Gonzague


Neïl Beloufa, Kempinski, 2007 (still da video), Video, colore, suono,13 min Courtesy Bad Manner’s, Parigi / Miami / Ibiza


Neïl Beloufa, People's passion, lifestyle, beautiful wine, gigantic glass towers, all surrounded by water, 2011 (still da video) Video, colore, suono, 10 min 59 sec, Courtesy Bad Manner’s, Parigi / Miami / Ibiza


Neïl Beloufa, Screen Talk, 2020 (particolare), Sito internet con mini-serie, da video Home is whenever I am with you, 2014, Courtesy l’artista, Bad Manner’s, Parigi / Miami /Ibiza, Kamel Mennour, Parigi/Londra, François Ghebaly, Los Angeles, Mendes Wood DM e ZERO…, Milano 


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