Aligi Sassu

Agosto 2012

ALIGI SASSU

PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA

a cura di Anna Maria Santoro


 

Quando nel 1996 Elena Pontiggia intervista Sassu, bastano poche frasi per comprenderne lo spirito: <Andavo a Messa tutti i giorni e tutti i giorni stavo in attesa del miracolo>. Intimamente religioso, sicuro di sé, in quel colloquio parla anche dei “ciclisti”, un soggetto più volte ripetuto nei suoi dipinti giovanili: <un tema che aveva, per me, un significato ascetico.

Il ciclista non è l'atleta che vuol fare bella figura ma l'uomo che accetta disciplina e sofferenza per giungere a un esito non materiale>; non a caso Salvatore Quasimodo, nel 1963, definisce il simbolismo di Sassu <come bellezza di ordine etico>; e ancora, <Non un pittore della realtà>, scrive Giancarlo Vigorelli, <perché la realtà è quel che ci sta materialmente intorno>, ma del <reale> nella sua accezione più profonda che è la verità.

Oggi, nel centenario della nascita s'indaga sul suo vasto repertorio; si ripercorrono i luoghi da lui abitati.

E' dalla Sardegna che Sassu eredita la sua forza, da quel luogo natio del padre dove l'artista vive gli anni dell'infanzia; da quegli spazi di cieli azzurri dove ogni anno la processione equestre termina in corsa fino al santuario di Costantino. Quei destrieri li ritrarrà più e più volte tanto che Buzzati, in un articolo del 22 marzo del '65, lo appellerà <Quello dei cavalli>; come Marino Marini; come Picasso; <galoppanti, rampanti, volanti, pieni d'estro, d'eleganza >.

Da Milano, che l'aveva visto nascere il 17 luglio del 1912 da madre emiliana, gli deriva invece l'amore per l'arte; vi trascorre l'adolescenza al ritorno dalla Sardegna. Frequenta biblioteche e musei; apprende i primi rudimenti di litografia; si iscrive all'Accademia di Brera e poi a quella fondata da Barbaroux.

E per vedere il Beato Angelico a Firenze, va in bicicletta: 300 chilometri all'andata; 300 al ritorno.

Quando compra un libro di Boccioni sul dinamismo plastico, in vendita su una bancarella, e poi conosce Munari e Marinetti, approfondisce i temi del futurismo e a soli 16 anni espone alla Biennale di Venezia.

Con Manzù affitta una mansarda a piazzale Susa a Milano: è il suo primo studio.

In uno scritto di Raffaele Carrieri del '42 si legge: <Sassu maneggia motivi rischiosi con una molteplicità di mezzi che il solo tentativo di collegarli e svilupparli è impresa fuor del comune>. Eclettico, in Spagna lo definiscono <il Picasso italiano>, come ricorda il cognato Alfredo Paglione, nonché suo gallerista dal 1963, perché, come Picasso, tratta pittura, scultura, grafica, affresco, mosaico, incisione, ceramica. Si occupa perfino di scenografia; per la Scala di Milano; l'Arena di Verona; il Regio di Torino; il Massimo di Palermo.

In un'intervista televisiva a cura di Tonino Del Colle, è lo stesso Sassu a spiegarne la passione: <Non è facile per un pittore entrare nel mondo della lirica però per me è stata una cosa naturale in quanto Helenita Olivares, la soprano, è mia moglie. Lo scenografo realizza uno spazio scenico ispirato all'opera ma con dati legati alla tecnica. Per un pittore la cosa è differente; è partecipare alla musica, a quello che il compositore ha creato; è penetrare nell'anima>.

<Mai monocorde>, lo definisce Vigorelli; e il suo impegno non cessa neanche quando, condannato dal Tribunale Speciale, nel 1937 e '38 sconta la detenzione a San Vittore, Regina Coeli e Fossano, dove riempie quaderni e fogli di appunti e schizzi.

Negli anni Cinquanta è ad Albissola, all'epoca frequentata da Asger Jorn, Wifredo Lam, Agenore Fabbri, Lucio Fontana, dove nei forni di Mazzotti va a cuocere le prime opere in ceramica, una tecnica che lo vedrà impegnato perfino a 83 anni, nella realizzazione di un pannello di 150 mq per il Parlamento Europeo. E' ad Albissola che un giorno Picasso lo apostrofa <Tu fais toujours des chevaux en Italie?> E lui <Certo, i miei cavalli galoppano ancora; e molto bene>.

Quando nel '63 apre uno studio a Maiorca, Dino Buzzati definisce quella stagione <la nuova giovinezza di Sassu; Chiese fiammeggianti nel delirio meridiano, corride, tori, toreri … vino, sangue, febbre, morte>. Quei luoghi rappresentano per lui <la sua Sardegna con la luce più dolce>.

Cina, Stati Uniti. Da ogni luogo trae spunti per la sua arte che espone nei musei di tutto il mondo; è a Cuba con un giornalista e un fotografo della Rizzoli; nella foresta amazzonica con Walter Bonatti.

Il centenario della sua nascita è celebrato a Savona, Albissola, Besana in Brianza, Atessa, a Palazzo de' Mayo a Chieti, qui in mostra con gli amici di Corrente, la rivista che Treccani fonda nel '38 radunando attorno a sé giovani artisti come Birolli, Morlotti, Guttuso, Migneco, Manzù; tutti esposti, con Sassu, nella città teatina, dal 25 luglio al 7 ottobre a cura di Elena Pontiggia e Alfredo Paglione; il titolo: “Sassu e Corrente 1930-1943, La rivoluzione del colore”: cromie che nelle forme dei ciclisti, dei cavalli, dei caffè, di crocifissioni, meretrici, fucilazioni e Concili è mescolanza di colori puri, per una riflessione calda della luce che fa pensare all'applicazione delle teorie di Itten.

Amorevole è il rapporto con l'Abruzzo: per le antologiche a Teramo e Calstelbasso; per il dipinto sul Concilio Vaticano II e i mosaici che nel 1964 e nel 1976 esegue nella chiesa di Sant'Andrea a Pescara; per le tavole sulla Divina Commedia esposte nell'87 nel Castello di Gizzi a Torre de' Passeri; per le illustrazioni dell'Alcyone.

Dopo la scomparsa di questo grande artista del Novecento, avvenuta nel giorno del suo 88° compleanno, molte sue opere di proprietà dei coniugi Alfredo Paglione e Teresita Holivares vengono donate all'Abruzzo.

 

Pubblicato sul mensile Il Borghese numero estivo di agosto/settembre 2012

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