Festival della Filosofia 2018Modena Carpi Sassuolo

Settembre 2018

 

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA 2018


Modena Carpi e Sassuolo

VERITA’

di Anna Maria Santoro








 Settembre è il mese in cui le foglie iniziano a ingiallire. Dondolano sopra agli alberi confidando in un clima mite ma il sole, fortissimo, dà l’illusione di un prolungamento dell’estate in un autunno talmente afoso da generare spaesamento. E’ un’atmosfera che spinge a immaginare una vita priva di abitudini, priva perfino del freddo dell’inverno. Ci si accorge, così, che ciò a cui si anela non sempre dà conforto e che perfino il tempo con le scansioni prevedibili può essere rassicurante, e che il vuoto dell’esistenza, che si affaccia misterioso e inaspettato, può diventare giustificabile.

Come sempre, nel mese di settembre si prova a comprendere l’incomprensibile nella ritualità del Festival della Filosofia che a Modena Carpi e Sassuolo vede il Gotha dei saggi riuniti come in conclave.




Nelle piazze, nei musei e nei palazzi delle tre città ci si accalca in un clima all’apparenza festoso per discutere, leggere e amare autori che si presentano chi in carne e ossa e chi attraverso gli scritti dei secoli trascorsi, letti con le suggestioni di un passato ancora vivo su un tema che quest’anno ha il privilegio di regalare forse un inganno: la Verità




Il manifesto che la rappresenta nasconde il fascino della menzogna nella figura di Pinocchio, che vuole il bene ma incontra il male. Scompiglia le regole e ha sembianze di trasgressione. E’ ritratto con gli occhi spalancati e il naso lungo, ancora burattino, capace di evocare le parole di Pavese: L’arte di vivere è l’arte di saper credere alle menzogne.

Le lezioni magistrali danno voce a esperti come Massimo Recalcati, Marc Augé, Gustavo Zagrebelsky, Maurizio Ferraris, Christian Delage, Remo Bodei, Jean-Luc Nancy, Umberto Galimberti, Peter Sloterdijk. 





C’è anche Michele De Luca; non è un filosofo nel senso classico del termine ma un medico. Dirige il Centro di Medicina rigenerativa dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Nella sua Lectio Magistralis Ricerca Scientifica a Piazza XX Settembre a Modena, parla di cellule staminali e terapie geniche, mettendo in guardia dai media che spesso sono fonti di notizie non autorevoli. 




Nel vicino piazzale Torti la verità è confusa con le sue ombre nella rievocazione del mito platonico della caverna nella performance di Laura Tarugi mentre, a piazza Grande, Ezio Mauro ricostruisce la vicenda del rapimento di Aldo Moro: 

<La macchina ha appena svoltato in via Fani. … E’ il momento del fuoco. Sono le 9,02. Afferrano Aldo Moro per il braccio sinistro e lo fanno scendere … Presidente, ha capito chi siamo?> Le luci sono soffuse; quelle parole nel buio della notte, in cui tutto è dilatato, penetrano nel silenzio assoluto di una platea immobile per una storia che è ancora difficile da raccontare.



La facciata della chiesa di Sant’Agostino è decorata da mensole e stucchi come quelli ideati nel 1659 da Domenico Gamberti per i funerali del duca Francesco I d’Este; ma tutto è finto; sono solo proiezioni filmiche.

La gente è tanta. Chi a Sassuolo si ferma ad ascoltare Amanda Sandrelli intenta a leggere Pinocchio, chi a Modena Angela Finocchiaro che interpreta La Pizia. 

Un gruppo di ragazzi canta e suona la chitarra davanti alla vetrina di un bar con la massima di Orwell <In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario>.


Il giorno successivo Wolfram Eilenberger disserta su fake news, Heidegger, Wittgenstein e sulla crisi tra linguaggio e realtà, seguito da Natoli che parla di alétheia (ἀλήθεια) e parresia (παρρησία): la prima, costituita da alfa privativa e da “lambano” –nascondo- significa verità; la seconda, composta da pān (πᾶν) e da rhēsis -discorso- significa sincerità


 


Con Anna Maria Lorusso si parla anche di “bufale”, sulla credibilità delle notizie false che si appoggiano a narrazioni consolidate, e di Google, che seleziona le informazioni basandosi sulle abitudini del navigatore.



Il cielo si rabbuia, si rischiara. Torna il sole; picchia, s’insinua dappertutto.

All’ex Manifattura dei Tabacchi a Modena Gianfranco Baruchello presenta Doux comme saveur sul percepire soggettivo; 

                               

A Sassuolo Bertozzi e Casoni svelano la bellezza di due Madonne, l’una di maiolica meravigliosamente dolce e intenta a recidere fiori, l’altra d’argento ridotta a sagoma scheletrita.


Anche il ristoro ha il fascino della saggezza, con i menù curati da Tullio Gregory: <E’ a tavola che forse troviamo quella verità intera, piacevole, morbida, profumata che possiamo non solo contemplare ma anche gustare>.

Emanuele Severino e Tullio Gregory, entrambi classe 1929, strappano applausi interminabili. Il primo: <Qual è il limite di tutti i limiti?! Non è forse la verità? Non è forse ciò che non può essere smentito?> Il secondo disserta sulle Meditationes de prima philosophia di Cartesio.  E’ allora che torna alla memoria l’ammonimento di Ambrogio ad Agostino: <Non è l’uomo a trovare la verità, deve lasciare che sia la verità a trovare lui, perché la verità è una persona: Gesù Cristo, il Figlio di Dio>.

Articolo pubblicato sul mensile Il Borghese, numero di novembre 2018                       


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