Festival Filosofia 2014 Modena Carpi Sassuolo

 

Settembre 2014 Modena Carpi Sassuolo

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA

LA GLORIA

di Anna Maria Santoro

 
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E' difficile districarsi tra Feste e Festival di Filosofia nel Cilento, a Milano, ad Amandola o nell'Emilia perché la filosofia è come il Santo Patrono che si celebra dappertutto; è un po' come come l'arte che si cerca per comprendere. E' anche un po' come Dio che si prega, si ignora e si ripudia per tornare a supplicarlo.

Il Festival nell'Emilia dura tre giorni, ogni anno a metà settembre, un mese incerto che trascina con sé le ambiguità del sole e della pioggia imprevedibili tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, accompagnando la mutevolezza dell'umore di quell'uomo pascaliano che può sentirsi onnipotente e poco dopo un nulla.

Tra le vie di Carpi, Sassuolo e Modena si è scelto, quest'anno, di argomentare sul tema della Gloria. Per pensare. E far pensare. E se nel mondo classico la Gloria riposava nell'immortalità degli eroi depositata nel ricordo dei posteri, e Leopardi l'aveva giudicata un valore troppo alto per il suo tempo trovando necessario doverla sostituire con la parola onore, oggi, trasformata in celebrità, è solo desiderio, di elevazione e messa in luce di sé.

E' facile raggiungere le piazze deputate alle disamine; basta alzare lo sguardo per vedere, lontano, le tre torri campanarie che svettano accanto ai luoghi deputati alle Lezioni Magistrali: la torre della Pieve di Santa Maria a Carpi; la torre di Sassuolo su Piazza Garibaldi; e la Ghirlandina accanto al Duomo di Modena oggi incartato dalle impalcature nella sua parte absidale che sembra un'opera di Christo su Piazza Grande.

Le indicazioni del Festival assomigliano, nei colori, a quelle della Biennale d'arte di Venezia; perfino l'atmosfera sembra identica, in una forma di pazzia benevola che nell'etimo impone il senso originario del παῖς παιδός (pais paidòs), di quella riflessione che risiede in anime fanciulle. E se lì, lungo le calli e ai Giardini capitava d'incrociare lo sguardo degli artisti, qui, sotto ai portici di Modena, Sassuolo e Carpi capita d'imbattersi nei filosofi che si fermano, ascoltano, ricambiano il saluto di quanti sono accorsi per ascoltarli.

Gli uditori sono giovani, per età anagrafica oppure nella mente sebbene non nell'aspetto fisico, come se il tempo fosse fermato dal desiderio di sapere, di capire e d'indagare. L'abbigliamento ostenta sobrietà con quel rigore che la speculazione del pensiero impone.

E' difficile scegliere quale filosofo ascoltare perché capita che a parlare nello stesso giorno e alla stessa ora siano in tanti ma in luoghi differenti; contemporaneamente Remo Bodei a Modena e Michela Marzano a Sassuolo; Gernot Böhme a Carpi e Salvatore Natoli a Sassuolo; Emanuele Severino a Modena e Zygmunt Bauman a Sassuolo; oppure Umberto Galimberti a Carpi e Marc Augé a Sassuolo; Jean-Luc Nancy a Modena e Maurizio Ferraris a Carpi; e poi Nathalie Heinich, Javier Gomá, Milad Doueihi o Miguel Abensour con traduzioni simultanee ma anche in lingua originale.

Quando la prima sera Alessandro Baricco sale sul palco di Piazza Grande a Modena, è ancora giorno. Prova i microfoni. Cammina avanti e indietro. Comincia a dissertare sulla fama del figlio di Teti e del mortale Peleo. Ed è ormai notte quando legge la sua riduzione teatrale dell'Iliade e per sua bocca fa parlare Achille: Mia madre un giorno mi ha detto quale sarà il mio destino: se rimarrò qui, a battermi sotto le mura di Troia, non tornerò a casa, ma immensa sarà la mia gloria.

Quando la gloria è invisibile, è incantamento e seduzione, è retorica del sublime sociale, allora sottintende anche il Potere del Prestigio che Barbara Carnevali costruisce sul modello dell'illusio, perché prestigium è stringere gli occhi per abbagliare; è il gioco che l'illusionista riesce a fare con un trucco. Ma poi, <quando capiamo come funziona il potere, siamo più pronti a rispondere con una minore irrazionalità; ed è a questo che serve l'indagine filosofica>.

Con la lezione magistrale di Gernot Böhme, La messa in scena di sé e la gloria dei filosofi, è come se il festival si interrogasse su se stesso perché si chiede che cosa accade quando a mettersi in mostra sono i filosofi. Böhme parla della pubblicazione dei Quaderni Neri voluta postuma da Heidegger perché dopo la sua morte si ricominciasse a parlare di lui. Disserta su uno stato capitalistico di Economia estetica che serve ad appagare la bramosia dell'essere visibili.

La pioggia del primo giorno cede il posto a un chiarore inaspettato che incontra il desiderio di chiarezza esistenziale.

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Le voci si attenuano e per un po' si vaga senza meta per una gloria tutta mondana: per assaggiare fritti croccanti, molli bolliti misti, verdure, salse e creme caramellate della cucina filosofica perché anche il cibo diventa un mezzo per riflettere; o per comprare in Paginette le lezioni magistrali come fossero bevande, dai distributori automatici.

Noncurante del sole che all'improvviso infiamma l'aria, Emanuele Severino indossa maglia e giacca. Parla di eterni istanti e del dolore di Cristo che nel Vangelo di Luca si fa divina gloria: Nonne haec oportuit pati Christum et ita intrare in gloriam suam?

Quando è notte si entra in confidenza con il buio. Si possiedono i luoghi della musica; si scompare tra la folla delle mostre e si ascoltano le conversazioni di Oliviero Toscani, Armando Massarenti e Samuele Bersani col desiderio, per niente affine al tema del festival, di essere invisibili perché rimanga solo il pensiero.

 

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Il suono delle campane di Sassuolo echeggia ad ogni ora interrompendo le lezioni. Così alla frase <Il potere è dato da chi lo riconosce>, Remo Bodei si ferma per il fragore assordante. Parte l'applauso. <Non ho finito!> Lo stesso accade con Marc Augé. Anche lui ride per via delle campane. Parla col suo accento francese ma in italiano, chiudendo le vocali iniziali e facendo diventare piane le parole sdrucciole. <In questo mondo è consentito a tutti avere un quarto d'ora di celebrità. Ma esistono forme di gloria che invece sono discrete: alcuni professori io li ricordo per l'importante ruolo nelle mie scelte. Non hanno avuto la gloria, ma hanno trasmesso rispetto e insegnamento. Spero che un giorno, questo, lo si pensi anche di me>

Articolo pubblicato sul mensile Il Borghese, novembre 2014 

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