BIENNALE DI VENEZIA 2026

(Esposizione 61esima)

IN TONALITÀ MINORI

LA VERNICE


di Anna Maria Santoro


 

Il titolo della Biennale di Venezia del 2026, In Minor Keys, l'aveva scelto Koyo Kouoh alla sua nomina a direttrice artistica a novembre 2024, e l'8 aprile 2025 l'aveva comunicato ufficialmente nel testo curatoriale inviato al Presidente Pietrangelo Buttafuoco.

 

Koyo Kouoh, direttrice della Biennale d'Arte di Venezia 2026,  © Antoine Tempé, da Cartella Stampa


Ma lei, Koyo Kouoh, si è spenda il mese dopo all'improvviso. Aveva 58 anni. Era nata in Camerun nel 1967, naturalizzata svizzera.


Koyo Kouoh, direttrice della Biennale d'Arte di Venezia 2026Photo credit Mirjam Kluka, da Cartella Stampa


Dopo la sua scomparsa, la Biennale decide di affidare la realizzazione della mostra al suo team, secondo il progetto che Kouoh aveva già delineato «come un'invocazione a rallentare il passo, a sintonizzarsi sulle frequenze delle tonalità minori che rifiutano il fragore e richiedono ascolto» aveva scritto. 


Team di  Koyo Kouoh:  Siddhartha Mitter , Rasha Salti , Gabe Beckhurst Feijoo , Rory Tsapayi , Marie Hélène PereiraPhoto by Andrea Avezzù, da Cartella Stampa



La sua pratica curatoriale «recupera i rapporti umani nei cortili e nelle piccole cose. Ci sono i giardini, le piante, i profumi … e le soste, che sono parte del percorso come le pause in musica» si legge nella Presentazione di Pietrangelo Buttafuoco.


Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Fondazione "La Biennale di Venezia", ​​Conferenza Biennale Arte di Venezia 2026, Ph Jacopo Salvi, da Cartella Stampa





Kouoh e il suo team avevano lavorato da mattina a sera nel mese di aprile del 2025 a Dakar, riunendosi nel centro d'arte RAW Material Company che lei stessa aveva fondato nel 2008 per promuovere la creatività in Africa: «Il primo giorno è arrivato in cortile illuminata dal suo inconfondibile sorriso», aveva raccolto i frutti di un mango caduti a terra, li aveva sciacquati, e con gusto ne aveva assaporato uno. «Abbiamo mappato pratiche e progetti, individuato risonanze e affinità, e ricavato motivi attorno ai quali organizzare la Mostra» si legge nel catalogo.

Si era formata in amministrazione aziendale abbandonando la carriera finanziaria dopo l'incontro con il performer senegalese Issa Samb del quale, nel 2013, aveva curato a Oslo e poi a Londra la mostra Word! Parola? Parola! Issa Samb e la forma indecifrabile


Issa Samb fotografato da SophieThun, 2016. Per gentile concessione di RAW Material Company.


l'obiettivo comune era trasformare la natura della pratica artistica spostandola dall'oggetto al processo. 


Analogamente, l'intera Biennale si dispiega in modalità affettive di organizzazione di esperienze, e le opere, che si confrontano con situazioni sociopolitiche perché in Koyo Kouoh «la consolazione dell'arte non era mai separata dalle questioni politiche e umane» come scrive Frieda Ekotto , diventano presenze; non sono riduzioni a narrazioni, e si susseguono in tanti significativi che cadono nelle miriadi dei significati di chi le osserva. 





L'Arsenale, luogo espositivo storico, apre le porte ai visitatori con la lirica del poeta palestinese Refaat Alareer , Se dovessi morire, pubblicato pochi giorni prima della sua uccisione in un attacco aereo israeliano del 2023 a Gaza.


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026: Issa Samb,  Untitled  -  Poesia di Refaat Alareer Ph V. D'Onofrio






L'ingresso dei Giardini, l'altro luogo storico della Biennale, è invece contrassegnato da un grande Cervo, Deer, dell'artista ucraina Žanna Kadyrova , che sembra un origami, invece è in cemento, imbracato e sospeso al braccio di una gru. Duro, come la guerra in corso.


GIARDINI, Biennale Arte Venezia 2026, Zhanna Kadyrova, Cervo, 2019, Ucraina ,ph Andrea Avezzù, da C.S. 







ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Khaled Sabsabi, Khalil, 2026, Ph Vincenzo D'Onofrio

L'esperienza multimediale site-specific comprende pittura, video, profumi e suoni.


La prima opera dell'Arsenale investe con un profumo intenso e legnoso: è dell'artista australiano di origini libanesi Khaled Sabsabi . C'è buio, ci sono video, installazioni, sculture, dipinti e performance il cui senso non è immediato. Le opere sono tante, troppe per goderne pienamente: qualcosa resta nascosto, o lasciato indietro.







ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Guadalupe Maravilla, Amache , 2024, ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE,  Biennale Arte Venezia 2026, Guadalupe Maravilla , Amache , 2024, ph Vincenzo D'Onofrio


Grandi amache pendono dal soffitto come luogo di riposo degli antenati: è l'installazione di Guadalupe Maravilla, artista statunitense di origini salvadoregne che da bambino, a seguito della guerra civile a San Salvador, arriva solo e senza documenti al confine degli Stati Uniti, dove si laureerà in Belle Arti. 


Guadalupe Maravilla, ph Marco Zorzanello (da Cartella Stampa)


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Guadalupe Maravilla , ICE Age Disease Thrower 2 , 2025, ph Vincenzo D'Onofrio, del 6 maggio 2026, preapertura.


 






ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Theo Eshetu , Il giardino dei cuori infranti , 2026, ph Marco Zorzanello da Cartella Stampa 9470


Theo Eshetu vive a Roma: nato a Londra da madre olandese e padre etiope, laureato in Design della comunicazione, presenta un ulivo sul quale proietta le riprese dell'albero fatte prima di arrivare a Venezia, conferendo all'opera un tempo bidirezionale, verso il passato e il futuro insieme. 







ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Kaloki Nyamai, Imwanasya vika, 2024, ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Kaloki Nyamai,  Senza titolo , 2025, ph Marco Zorzanello, da Cartella Stampa 9434


Kaloki Nyamai , nato in Kenia, studia Design industriale a Nairobi dove nel 2023 inaugura una residenza per artisti che chiama col nome della madre Kamene: espone tele cucite con corde e filati; vi dipinge figure che sono i racconti della nonna, con contorni accennati e oscillanti tra astratto e figurativo.







ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Raini Perera e Marigold Santos, Efflorescence- The Way We Wake , 2003, ph Vincenzo D'Onofrio

ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Rajni Perera e Marigold Santos , particolare, ph Marco Zorzanello, da Cartella Stampa 9927


La scultura in argilla con le gambe staccate e gli occhi che scrutano attraverso una maschera, accerchiata da isolotti, è invece di Rajni Perera e di Marigold Santos : entrambe vivono in Canada, l'una a Toronto ma nata nel 1985 nello Sri Lanka, e l'altra a Montreal, nata nel 1981 a Manila nelle Filippine da dove era immigrata nella prima infanzia; entrambi hanno studiato Belle Arti.







ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Rose Salane , Persona 61-91 , (da Panorama 94 ), 2019, ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Rose Salane, Persona 61-91 , (da Panorama 94), 2019, ph Marco Zorzanello, da Cartella stampa 9702


Si prosegue tra i commenti dei visitatori, tra «incredibile» «bellissimo», fino ad arrivare a Panorama 94, un lotto di anelli che Rose Salane, giovane newyorkese ospite della residenza per artisti dell'Accademia di Francia a Villa Medici a Roma nel 2023, ha acquistato a un'asta di beni smarriti ed esposti, in parte, con didascalie che includono sequenze e tracce di DNA su di essi lasciati. 








ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Natalia Lassalle-Morillo in collaborazione con Gloria Morillo , Retiro , 2015-2019, ph Vincenzo D'Onofrio


Natalia Lassalle-Morillo, nata a Porto Rico e laureata nel 2013 in Belle Arti a New York, presenta un video realizzato all’indomani della morte della nonna nel 2015, in collaborazione con la madre Gloria Morillo, in cui Gloria, che all’epoca delle riprese aveva settantadue anni, riscrive i propri ricordi e dirige la figlia Natalia, calata nei panni di una Gloria più giovane esattamente del periodo in cui, all’età di ventuno anni, si era separata dal primo marito ed era tornata a vivere a casa dei genitori: “Avesti voluto che la tua vita fosse diversa?” Chiede Natalia, che durante le riprese vuole capire chi fosse stata Gloria prima di diventare madre, chi era nel momento in cui ha girato il film, e chi sarebbe diventata. 








ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Valid Raad, ph Marco Zorzanello, da Cartella Stampa 9529


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Valid Raad, ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Annalee Davis, Recuperative Gesture, 2025, ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Michael Joo, Noospheres expanded, ph Vincenzo D'Onofrio

ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Michael Joo, Noospheres expanded, ph Luca Zambelli Bais, da Cartella Stampa 3854


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Kennedy Yanko, The bond between matter and hraven, 2025, ph Anna Maria Santoro


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Kemang Wa LehulereI Bleach My Words for Your Comfort, ph Vincenzo D'Onofrio


Proseguendo, si attraversa il mondo delle immagini di Valid Raad, delle installazioni di Annalee Davis, di Michael Joo, di Kennedy Yanko, e la biblioteca con libri in argilla, di Kemang Wa Lehulere, e piccole mani che in resina bianca traducono plasticamente le lettere dell’alfabeto della lingua dei segni. 








GIARDINI, Biennale Arte Venezia 2026, ph Anna Maria Santoro


GIARDINI, Biennale Arte Venezia 2026, ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, volantini di fronte alla Sala d'Armi ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Israele, curatore e Belu-Simion Făinaru artista, ph Vincenzo D'Onofrio


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Israele, Belu-Simion Făinaru, Rose of Nothingness, ph Luca Zambelli Bais, da Cartella Stampa


Di fronte al Padiglione di Israele che quest’anno non è ai Giardini, come tradizione vuole e dove campeggia la scritta Il Padiglione di Israele è aperto all’Arsenale nella Sala d’Armi G. Siete cordialmente invitati a visitarlo, sono stati gettati volantini con la scritta Can you tolerate this? No to the genocide pavilion.








ARSENALE, Biennale Arte Venezia 202, esterno, ph Anna Maria Santoro


Piove, esce il sole, ripiove. Come guerre. Tregue e nuovi attacchi.



ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Scala mobile per Sala d'Armi al Primo piano, ph Anna Maria Santoro

Attraverso una scala mobile si giunge alla Sala d’Armi che accoglie alcuni padiglioni, 


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 202, PadiglioneTurchia, ph Anna Maria Santoro



ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Turchia, ph Marco Zorzanello, da CS 9042


ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Turchia, ph Marco Zorzanello, da Cartella Stampa 9017

tra cui quello della Turchia con A kiss on the Eyes di Nibar Güreş







ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Lussemburgo, Aline Bouvy, La merde, ph Vincenzo D'Onofrio

e del Granducato di Lussemburgo con La merde, un’installazione audiovisiva con un escremento antropomorfo, che supera i simboli di pulizia e controllo; viene in mente il performer brasiliano Fabio di Ojuara che in polemica, e in una sorta di Fuori Biennale, se va in giro con un sedile di water appeso al collo, e la scritta Now every shit is art.

GIARDINI, Biennale Arte Venezia 2026, Now, every shit is art NON si tratta di un'opera della Biennale, ph A.M. Santoro







ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Yoshiko Shimada e di BuBu de la MadeleinePerformance: Procession for fallencomrades and fallen angels, ph Anna Maria Santoro

Fa freddo e caldo insieme, mentre la Procession for fallen Comrades and Fallen Angels, performance della storica dell’arte Yoshiko Shimada e di BuBu de la Madeleine, attraversa gli spazi esterni dell’Arsenale fino alle Tese dove si trova il Padiglione Italia Con te con tutto: ventiquattro sculture tra umano e animale in gres con piante e fiori, di Chiara Camoni, e la performance Canti fossili che mescola movimenti e voci. 

ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Italia, Con te con tutto, ph Vincenzo D'Onofrio

ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Italia, Chiara Camoni, ph Marco Zonzanello, da CS 9230

ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Padiglione Italia, Performance Canti fossili, ph Vincenzo D'Onofrio








ARSENALE, Biennale Arte Venezia 2026, Alice Maher, Les Filles d'Ouranos, ph Marco Zorzanello, da CS 8994

Alle Gaggiandre quindici teste in resi na arancione galleggiano sull’acqua rivisitando la nascita di Afrodite: sono Les Filles d’Ouranos di Alice Maher, artista irlandese, che insieme a Werewere Liking a Thania Petersen e Mohammed Z. Rahman, ha anche realizzato le iconiche tazzine dell’Art Collection della Illy, Main Sponsor.

Biennale Arte Venezia 2026, Alice Maher, erewere Liking, Thania Petersen, Mohammed Z. Rahmaniconiche tazzine dell’Art Collection della Illy, Main Sponsor, ph Vincenzo D'Onofrio







Il Padiglione della Santa Sede è al Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice.

Il Padiglione della Polonia, ai Giardini, presenta Liquid tongues di Bogna Burska e Daniel Kotowski, un video dove il silenzio non è assenza di qualcosa ma comunicazione, tra udenti e non udenti, di corpi che nell’acqua eseguono lente movenze; di fronte, c’è un fazzoletto di terra con il rosso dei pomodori, il giallo dei peperoni, e poi bietola, lattuga, e gombo, il frutto preferito da Koyo Kouoh, che spiccano nell’allestimento di Linda Goode Bryant: laureata ad Atlanta in arti visive, nel 2009 ha avviato Project Eats, ovvero un’agricoltura urbana, per produrre cibo nei quartieri ispanici e afroamericani.

 I Padiglioni di Israele, Russia e Stati Uniti sono oggetto di contestazioni contro le guerre. Ma si concretano, senza rumore, nell’astensione dalla visita, oppure in azioni a carattere performativo: ne è un esempio la sfilata in abito militare azzurro con la scritta No Putin No war di fronte al Padiglione della Russia, che a sua volta, all’interno, sembra proporre tuttavia un desiderio di pace con L’albero radicato nel cielo evocando Simone Weil.

Si cammina calpestando la ghiaia: scricchiola a ogni passo mentre l’odore salmastro della laguna impregna gli abiti; e Poetry Caravan, ispirato al viaggio di Koyo Kouoh intrapreso nel 1999 da Dakar a Timbuktu con nove poeti africani, avanza tra danze e canti.

Al Padiglione del Giappone , Grass Babies, Moon Babie, di Ei Arakawa-Nash , diventa una performance collettiva a cui i visitatori prendono parte quali affidatari di neonati-bambolotti, senza genere, per compiere il gesto del cambio del pannolino, che all'interno custodisce un codice QR che svela una poesia.

Il Padiglione dell'Austria è quasi impossibile da visitare per la lunga fila.

Altre mostre e altri padiglioni sono disseminati in chiese, palazzi e magazzini, trasformati in luoghi espositivi.

Dopo il Ponte di Rialto, a bordo del vaporetto numero Uno in direzione della Stazione Santa Lucia, sulla facciata del Palazzo Ca' da Mosto si apre alla vista l'opera dell'artista francese JR : è Il Gesto, che reinterpreta le Nozze di Cana del Veronese, con ritratti fotografici di commensali e riferimenti ai pasti offerti alle persone in difficoltà.


© RIPRODUZIONE VIETATA

Articolo pubblicato sul mensile Il Borghese, numero straordinario di maggio-giugno 2026


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