Logo del Festival della Filosofia 2021, foto tratta dal sito ufficiale del Festival

Settembre 2021 

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA 2021   

Modena Carpi e Sassuolo

LIBERTA'

Foto del logo 2021, dal sito del Festival, particolare


di Anna Maria Santoro  


                                                                                                                                                         

Il Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo si ripete come un rito, per tre giorni a metà settembre dal 2000, con lezioni magistrali che in lingue diverse e su argomenti sempre diversi invitano a difficili riflessioni.  

Le autostrade per giungere alle tre città hanno cartelli che per lavori in corso pongono obblighi e divieti, per poi condurre verso piazze nelle quali si dibatte, quest’anno, su un tema che ha l’apparente bizzarria di contenere l’opposto di ogni proibizione: “Libertà”. Analogamente, la presenza alle disamine richiama a vincoli tassativi: prenotazione, distanziamento, possesso di green pass e uso di mascherine. Per conforto, si pensa alla massima secondo cui “si diventa liberi attraverso la schiavitù”, cara a Hegel. Parlare di libertà significa, allora, discutere di modelli politici e culturali; o di processi biologici e neuroscienze che mostrano come spesso i nostri atti siano seguiti, e non preceduti, dalla consapevolezza.   

Anche i negozi partecipano al dialogo, con aforismi di Cicerone o Dante stampati sulle vetrine; oppure di Sartre: “L’uomo è condannato a essere libero”, che trova la sua origine nella filosofia di Kierkegaard secondo cui “si è liberi di scegliere” ma poi, “è proprio la possibilità di scelta che dà origine all’angoscia”.

Il logo dell’edizione del 2021 è un nuotatore nell’atto di librarsi in volo per un tuffo, senza mostrare dove andrà a finire. Sicché, ci si appresta ad ascoltare con quella curiosità addestrata dall’attesa incerta di sapere come muoversi liberamente, anche in quei processi tecnologici in cui oggi ci troviamo sempre più imbrigliati.



A Modena ci si ripara dal sole con gli ombrelli quando Luciano Floridi inizia a parlare di infosfera, ovvero lo spazio globale delle informazioni, proponendo, come soluzione al problema della sovranità digitale, la separazione tra sovranità e governance. 




Sul webfare è la lezione di Maurizio Ferraris: il termine, richiamando il concetto di welfare, indica la ridistribuzione del plusvalore delle piattaforme digitali, in stretta relazione con il “Capitalismo digitale”: <Ogni essere umano – sostiene Ferraris - è importante per il web perché produce, ma non è pagato>. 



Subito dopo Stefano Massini disserta su “varianti”, e su “abitudine”, senza la quale sarebbe difficile comprendere l’adattamento alle regole, e sulla quale sono chiamati a discutere altri filosofi quali Barbara Carnevali, sulla maschera sociale dietro cui ci si sente meno oppressi, o Umberto Galimberti sull’illusione della libertà.

Le lezioni magistrali si susseguono, l’una dopo l’altra fino a sera. Allietano la notte.

Per le strade e nelle piazze, messaggeri di libertà diventano anche letture di testi classici di Aristotele o Spinoza, concerti, performance e film, e le leccornie della cucina filosofica che stuzzicano il palato, con “gabbie dorate” di fritti e creme. Messaggeri di libertà diventano le mostre: 





A Modena, alla Galleria ArteSì, Maria Teresa Mori presenta un’opera che nei segni arcaici della mela e del serpente evoca il peso delle scelte mentre Alessandra Calò espone una serie autoscatti stampati sulle riproduzioni di antiche carte geografiche degli archivi della New York Public Library: <sono mappe i cui territori non corrispondono più alla realtà, perché cambiano nel tempo>. Nella vicina Via dello Zono sovrasta “Campo libero”, un assemblaggio di video, pezzi di legno e veli sospesi, per sentirsi liberi e simili a una foglia come nel desiderio dell’autore, un artista trentenne che si firma Alberonero. L’Archivio Storico BPER è poco distante; accoglie i dipinti di Elisabetta Sirani che a metà del Milleseicento fondò la prima Accademia d’Arte per le donne; fa pensare ai cambiamenti della moda nella mostra “Habitus” a Carpi, con capi iconici quali il bikini e la minigonna.

 Si ha voglia di avere in dono l’ubiquità, perché le lezioni magistrali sono quarantacinque: 





Carlo Galli parla a Modena contemporaneamente a Gunter Gebauer a Carpi, e a Mario De Caro a Sassuolo seguito da Salvatore Natoli mentre, a Modena, alla stessa ora, sale sul palco Michael Ignatieff: <Io, per più di settanta anni, ho provato a pensare liberamente, ma non so quanto ci sia riuscito> - ringrazia con un inchino - <è la prima volta per me essere qui. E’ straordinario vedere tante persone>. 




A Carpi, la metamorfosi della democrazia è nelle parole di Marc Lazar sul populismo che <fa leva sulle paure; il populismo si presenta come democratico, ma ha potenzialità autoritarie>. 



Sul consenso in ambito medico è il tema di Michela Marzano: ne fa un excursus indicando date decisive tra cui il 1948, anno del Codice di Norimberga che inserisce il consenso nell’ambito della ricerca, o il 1978 anno in cui il consenso riguarda la cura; cita Kant: “tratta l’uomo come fine e non come mezzo”; legge un passo di John Stuart Mill: <C’è solo un caso in cui possiamo limitare la libertà: quando dobbiamo proteggerci, o se dobbiamo evitare un danno agli altri>.

Nel terzo e ultimo giorno affascina lo studio di Catherine Malabou su mente, determinismo biologico e cervello capace, tuttavia, di trasformarsi attraverso connessioni neurali sempre nuove. Piove a dirotto. Gli ombrelli riparano ma danno impiccio. Si desidera ascoltare Honneth e Realcati, l’uno a Modena l’altro a Sassuolo. Si va di corsa lungo Via Emilia, e su un albero di carta di un’installazione si legge: “Nessuno è libero mai”, ma anche: “Vorrei essere baciata”. 

Manca, quest’anno, Jean-Luc Nancy. 



Articolo pubblicato sul mensile Il Borghese numero di novembre 2021




Modena, Carpi, Sassuolo, 17, 18 e 19 settembre 2021, ph Anna Maria Santoro e Vincenzo D'Onofrio (ad eccezione della foto del logo del Festival, tratta dal sito del Festival)  

Fotografie:

Logo (foto tratta dal sito del Festival)

Luciano Floridi in diretta streaming

Maurizio Ferraris

Stefano Massini

Particolare dell'Installazione d'Arte di Teresa Mori

Alessandrà Calò fotografata davanti ad una sua opera

Carlo Galli

Michael Ignatieff

Marc Lazar

Michela Marzano

Installazione su Via Emilia a Modena

Passante su Via Emilia a Modena


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