Logo del Festival della Filosofia 2020, foto tratta dal sito ufficiale del Festival

Settembre 2020 

FESTIVAL DELLA FILOSOFIA 2020   

Modena Carpi e Sassuolo

MACCHINE

Foto del logo 2020, dal sito del Festival, particolare


di Anna Maria Santoro  


                                                                                                                                                         

Perché il dolore, l’amore, il sogno? La vita è una conquista personale attraverso il ragionare; è avventura della mente e a questo serve la filosofia, a esercitare il pensiero perché la vita possa adattarsi.


    

  

         


L’anno 2020 possiede lo sfinimento di un lockdown per malattia pandemica ma possiede, anche, la comprensione del carattere positivo del dolore: “Noi non sentiamo la salute del nostro corpo ma avvertiamo immediatamente, subito e chiaramente, il piccolo punto dove la scarpa ci fa male”. Si scopre, nelle parole di Schopenhauer, che c’è bisogno di un male per comprendere il benessere che l’ha preceduto e si scopre, anche, che il nostro stare insieme, che in passato non incontrava ostacoli, oggi diventa ricerca spasmodica dell’altro; è per questo che il Festival della Filosofia di Modena Carpi e Sassuolo ha prediletto il fascino delle lezioni magistrali dal vivo anche quest’anno in cui sono vietati gli assembramenti, con quarantuno filosofi chiamati a parlare attorno a un tema, “Macchine”, che assorbe ogni declinazione sull’uso che l’essere umano fa dei mezzi tecnologici.





         

     





 Come sempre, si argomenta e si riflette per tre giorni a metà settembre ma, non come sempre, ci si sposta per le strade in una sorta di danza surreale che ricorda le scene delle tragedie greche, con mascherine sui volti e voce metallica da canto funebre nell’aria <Mantenere la distanza di sicurezza> che tuttavia dà sollievo, perché diversa da “distanza sociale”, che in uso nel linguaggio dei politici richiama invece un tipo di isolamento che diventa solitudine.


Ciascuno di noi è una macchina prodigiosa realizzata dagli dèi” scriveva Platone nel 399 a.C. nelle “Leggi”.



Riflettere sulle “Macchine” significa pensare a implicazioni sociali ed etiche che esse hanno sulla salute, sul lavoro, sulla politica o sull’economia; ma anche sul corpo come confine tra natura e artificio; sulla vita come insieme di dati e sul mercato dei nostri comportamenti; oppure sugli androidi che ci fanno paura per reazioni inaspettate che sempre più somigliano a quelle umane, come il suo etimo vuole - ἀνήρ ed εἶδος - uomo e immagine.


Elena Esposito a Sassuolo discute di “Algoritmi” che elaborano quantità di dati che finiscono spesso per essere incomprensibili; a Modena Stefano Quintarelli narra di intelligenze artificiali, chip sottopelle e marketing degli intermediari tecnologici distinguendo ciò che è materiale da ciò che non lo è: <Un libro cartaceo, mio, posso stracciarlo, prestarlo, bruciarlo, leggerlo, invece il libro digitale non è mio; con la digitalizzazione, quindi, cessa di esistere la proprietà così come l’abbiamo considerata fino ad ora>. Massimo Recalcati parla invece di Desiderio.


 

Come in tregua in una guerra, si prova a mescolare ragione e arte: 


                 


          



 A Modena l’installazione di Alice Padovani è sulla complessità della “Macchina-museo” che raccoglie dati e oggetti mentre la mostra “Macchine dei fuochi” è sulla storia di spettacoli pirotecnici; “Wunderkammer” contiene immagini e riflessioni in tempi di pandemia sul ruolo futuro dell’architetto; a Sassuolo Nani Tedeschi sublima la simbiosi tra piloti e macchine mentre “Quinta stagione” di Bertozzi & Casoni è il busto di un umanoide realizzato in ceramica.



             

 Non si può dimenticare “HAL”, il computer che in “2001 Odissea nello spazio” nel 1968 palesava emozioni come un essere umano. Ma proprio quando si ribella all’uomo, è allora che la macchina diventa più interessante, <ma non dobbiamo temerla perché – per Maurizio Ferraris - fa semplicemente le cose per cui l’abbiamo inventata>.





 La disamina di Salvatore Natoli in teleconferenza nella chiesa di San Carlo a Modena rimbomba sull’altare come un’omelia per un’etica della tecnica, <Nel passaggio tra potenza e onnipotenza, dobbiamo discernere tra ciò che possiamo fare e ciò che non possiamo fare>, come il monito di Michela Marzano: <In un mondo che tende a potenziare capacità fisiche, psichiche e intellettive occorre, in tendenza opposta, fare delle proprie fragilità punti di forza>.







                           


E’ notte quando Paolo Nespoli astronauta dell’ESA sale sul palco a piazzale della Rosa a Sassuolo che nel 2016 aveva ospitato Paola Puppo e Fulvio Ricci sul tema delle onde gravitazionali. Definisce lo shuttle <l’apoteosi della complessità> e scherza: <E’ stato più difficile arrivare a Modena dall’America, a causa del Covid, che andare in orbita>.




Barbara Carnevali, con grazia, parla di grazia nei rapporti tra funzione e forma, tra bellezza e tecnologia, e di eleganza nelle costruzioni fantascientifiche di Kubrick e delle macchine da scrivere di Adriano Olivetti.



Umberto Galimberti risponde alle domande sul legame “Uomo-macchina” nel quale l’uomo diventa servo: <Per macchina non intendo lo strumento, che è tecnologia, ma la razionalità della tecnica, che consiste nel raggiungere il massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi. Essa è efficienza e produttività ma l’uomo è anche irrazionale> e come tale soffre, ama, sogna; <E' inquietante che oggi non si abbia un pensiero alternativo a quello dell’utile>.

Mancano, quest’anno, Remo Bodei ed Emanuele Severino.



Articolo pubblicato sul mensile Il Borghese, numero di novembre 2020


                     







 Modena, Carpi, Sassuolo, 18, 19 e 20 settembre 2020, ph Anna Maria Santoro (ad eccezione della foto del logo, o del particolare del logo, tratta dal sito del Festival)  

Fotografie:

Logo (foto tratta dal sito del Festival)

Locandine a Modena

Vetrine a Modena

Piazza Maggiore e Viale Emilia a Modena

Stefano Quintarelli

Massimo Recalcati

"Macchina museo", Installazione di Alice Padovani

"Wunderkammer"

"Wunderkammer", Francesca Borea, architetto, curatrice della mostra insieme a Giulia Pederzini

Quinta stagione di Bertozzi & Casoni

Maurizio Ferraris

Salvatore Natoli

Michela Marzano

Paolo Nespoli

Barbara Carnevali

Umberto Galimberti (foto e video)

Remo Bodei, (Cagliari, 3 agosto 1938 – Pisa, 7 novembre 2019). Fotografato venerdì 15 settembre 2017 a Grande a Modena durante la sua Lezione Magistrale dal titolo "Macchine, produzione, consumo", al Festival della Filosofia di Modena Carpi e Sassuolo del 2017, Tema del Festival: "Arti". Periodo: dal 15 al 17 settembre 2017

Emanuele Severino, (Brescia, 26 febbraio 1929 – Brescia, 17 gennaio 2020). Fotografato domenica 16 settembre 2018 a Piazza Garibaldi a Sassuolo durante la sua Lezione Magistrale dal titolo "Innegabile", al Festival della Filosofia di Modena Carpi e Sassuolo del 2018. Tema del Festival: "Verità". Periodo: dal 14 al 16 settembre 2018. 

Modena Piazza XX settembre

Sassuolo Piazza Garibaldi


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